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05.09.2002 - stampa

UN MESTIERE DA IMPARARE A SCUOLA. Giornale di Brescia

L’innalzamento dell’obbligo scolastico ha portato molti ragazzi nei Centri di formazione professionale Un mestiere da imparare a scuola Sei i corsi proposti in tutta la provincia. E c’è anche chi prosegue gli studi
Giovedì 5 settembre 2002

CRONACA
L’innalzamento dell’obbligo scolastico ha portato molti ragazzi nei Centri di formazione professionale
Un mestiere da imparare a scuola
Sei i corsi proposti in tutta la provincia. E c’è anche chi prosegue gli studi


L’innalzamento dell’obbligo scolastico aveva portato in classe, gli scorsi anni, qualche migliaio di alunni riluttanti. L’annunciato avvio della sperimentazione che consente di assolvere l’obbligo imparando un mestiere ha già prodotto una richiesta di iscrizioni superiore alla disponibilità dei posti e il telefono suona con una certa insistenza nei sei centri di formazione professionale scelti per questo esperimento che parte con il vento a favore. Sono poco più di cento le iscrizioni previste per chi aspira a conquistare nel giro di tre anni una qualifica di operatore meccanico (alla Scuola Vantini di Rezzato), di operatore edile (alla Scuola Edile di Brescia), di operatore elettrico-elettronico (presso l’Istituto Artigianelli), di addetto alla cura estetica (nel centro regionale di via Gamba o a Roè Volciano a cura della Cooperativa San Giuseppe), di operatore alberghiero e dell’alimentazione, nel Cfp di Ponte di Legno. I posti sono pochi, se si considera l’indice di gradimento. Molti, in rapporto all’avvio della sperimentazione che prevede in tutta la Regione 35 corsi e ne affida ben 6 alla nostra provincia. Questo occhio di riguardo era doveroso, considerando che proprio a Brescia era nato, ben sette anni fa con l’apporto determinante del pedagogista Giuseppe Bertagna, un progetto innovativo per dare riconoscimento all’istruzione professionale dentro la prevista riforma dell’istruzione superiore. Da noi concretamente erano poi state avviate sperimentazioni per avvicinare la scuola al mondo del lavoro. Ha «fatto scuola», al riguardo, l’iniziativa dell’Itg Tartaglia che, in sinergia con la Scuola Edile, da quattro anni prepara muratori specializzati curando anche le competenze matematiche, linguistiche e scientifiche. Per tre giorni gli allievi di questo corso biennale sperimentale sono in aula in via Oberdan e per altre tre giornate ogni settimana travasano nella pratica negli ambienti della Scuola Edile le nozioni teoriche apprese tra i banchi. I loro professori del «Tartaglia» li seguono anche nelle attività di cantiere: così ad esempio diventa più facile avvicinarsi alla chimica, se la spiegazione del professore avviene in simultanea con la preparazione del calcestruzzo. «I nostri ragazzi capiscono in questo modo che andare a scuola non è poi così male», commenta il professor Aberto Recaldini che nel corso di questi anni ha visto diversi aspiranti muratori cambiare idea alla fine del biennio e iscriversi alla terza, con l’intenzione di arrivare al diploma di geometra. L’esperimento funziona, dimostrando che la motivazione allo studio può nascere da attività pratiche. Al «Tartaglia» la nascita di un corso sperimentale (triennale) per la formazione di operatori dell’edilizia ha creato una duplice reazione: la soddisfazione per aver visto giusto già quattro anni fa e insieme il timore che possa venir meno in futuro il rapporto di collaborazione che ha consentito finora di operare con la Scuola Edile sul binario dell’istruzione e della formazione. Questo nuovo anno vedrà due diverse sperimentazioni in campo: quella ormai consolidata del corso biennale e la nuova proposta che nasce come anticipazione della riforma, sulla base di un protocollo d’intesa siglato a giugno dal ministro Letizia Moratti e dal presidente della Regione, Roberto Formigoni. Questo corso non prevede la presenza di insegnanti dello Stato ma si spera di poter superare in futuro la «dicotomia»; nel frattempo si sta già pensando ad ulteriori collaborazioni, per portare a lla Scuola Edile anche i futuri geometri delle classi terze. Secondo il progetto di riforma, i ragazzi potranno dopo la terza media assolvere l’obbligo anche nel sistema della formazione professionale. In via sperimentale, questo percorso viene intrapreso in cinque regioni, per un numero limitato di allievi. Alla fine dei tre anni di formazione si ottiene una qualifica valida anche in ambito europeo); chi intende approfondire le sue competenze avrà a disposizione un quarto anno formativo, con la possibilità di passare in seguito al quinto anno degli istituti superiori, oppure alla formazione superiore. Chi sceglie a 14 anni il percorso di carattere pratico potrà ugualmente arrivare all’Università e al lalaurea, secondo questa impostazione. «Il percorso – spiega il direttore del Centro di formazione degli Artigianelli, padre Francesco Ferrari – prevede lo sviluppo nei tre anni di una parte di carattere culturale e un’attenzione al soggetto, perchè maturi la conoscenza di sè e la capacità di interrelazione. Prevede attività di recupero e di supporto e forme di codocenza: al sapere si abbina il saper fare, cercando di rispondere a quel disagio che i dati statistici relativi alla dispersione scolastica stanno ad indicare». Elisabetta Nicoli


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